
Perché le donne hanno stipendi inferiori a quelli degli uomini?
Mercato del lavoro
Salve. Da tempo mi chiedo perché, nonostante svolgano le stesse mansioni e in alcuni casi eccellano nella qualità del lavoro, le donne abbiano retribuzioni inferiori rispetto agli uomini. Questo è un dato di fatto. Esaminate le fasce salariali di uomini e donne, a partire dalle mansioni di base, che richiedono solo il diploma di scuola superiore, fino a quelle più specifiche, che richiedono titoli di studio più elevati e qualificati, e noterete che la fascia salariale femminile è inferiore a quella maschile. Non è una novità, lo so.
Analizzando e osservando la realtà familiare di amici e parenti che oggi hanno quasi un secolo di vita, in un’indagine piuttosto superficiale, ho constatato che l’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro è avvenuto a partire dal decennio degli anni ’70. C’erano già donne nel mercato del lavoro. Ma ripeto: l’ingresso massiccio è avvenuto a partire dalla seconda metà del XX secolo.
Se osserviamo il valore che il denaro (moneta) aveva fino agli anni ’60, giungeremo alla conclusione che il potere d’acquisto della moneta era ben superiore al valore reale stampato sulla banconota. Quanti di noi non hanno vissuto l’esperienza di avere una banconota da NCr$ 1,00 e di godersi un sacchetto (proprio così!) pieno zeppo di dolciumi?
Sto osservando da tempo la svalutazione del lavoro e la capacità di far fruttare il denaro con le proprie mani. Tralasciamo per un momento qualsiasi investimento o investimento di denaro presso istituzioni finanziarie. Concentriamoci ora sulla realtà che viviamo nella nostra vita quotidiana.
Mese dopo mese il potere d’acquisto dello stipendio del lavoratore (o persino del pro labore dell’imprenditore) si riduce, e non solo a causa del costo della vita e dell’inflazione. Torniamo all’inizio del testo e alla realtà vissuta prima degli anni ’60. L’acquisto di beni immobili, ad esempio, avveniva in modo molto più comune rispetto ad oggi. Ha mai notato quante case venivano acquistate da una sola persona o con quanta facilità si cambiava indirizzo di residenza per una proprietà più grande?
L’ingegneria civile ancora oggi segnala la ripresa o la flessione dell’economia. Non a caso. Pochi beni sono così apprezzati come gli immobili. E il potere d’acquisto di una casa di proprietà è uno degli indicatori del valore reale della moneta rispetto alla cifra stampata sulla banconota. Ricordate la crisi del 2008 negli Stati Uniti? Il mercato immobiliare è stato il principale segnale che qualcosa stava accadendo.
E cosa c’entra tutto questo con l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro? Incoraggiate da un movimento che si definiva innovativo, le donne sono state indotte a entrare nel mercato del lavoro da un gruppo di persone che si autodefinivano femministe. E questo gruppo ha spinto quelle donne a lottare per la parità di diritti, il diritto di abbandonare pentole, pannolini e scope per abbracciare calcolatrici, macchine da scrivere, blocchi per la stenografia (vale la pena fare una ricerca!), tra gli altri strumenti di lavoro. Ma non è andata proprio così.
Le donne hanno sì abbracciato macchine da scrivere, calcolatrici, blocchi per la stenografia, ma NON hanno potuto abbandonare pentole, pannolini, pentole, dando origine a un secondo turno di lavoro. E quel turno era gratuito, non retribuito. Secondo la visione di quel gruppo femminista. Era sì retribuito, perché i loro mariti, compagni, padri, cioè le figure maschili, molto ambite sul mercato, ricevevano stipendi comparabili o addirittura più alti. La competitività premiava con gli stipendi migliori i professionisti più qualificati, che avevano, al massimo, un corso tecnico completato (l’equivalente della scuola superiore – vedi post precedente). Ma la formazione che si riceveva a quell’epoca superava di gran lunga le conoscenze che si acquisiscono oggi nelle migliori università.
La degenerazione finanziaria ebbe, in questo modo, inizio con le femministe, che incoraggiarono le donne a competere nel mercato del lavoro. Queste donne, tuttavia, non erano preparate per ricoprire le posizioni in cui lavoravano. E così accettavano di percepire salari inferiori rispetto agli uomini, presenti sul mercato da molto più tempo e adeguatamente formati per lo svolgimento delle mansioni. Questa realtà perdura ancora oggi.
Non è difficile trovare, in tutto il mondo, articoli che mettono a confronto le paghette (proprio così!) dei ragazzi e delle ragazze. E le bambine, indovinate un po’, guadagnano meno. Le giustificazioni sono le più assurde possibili. La mia opinione è che, fin dall’infanzia, le bambine siano educate e condizionate a ricevere un compenso inferiore rispetto ai loro fratelli maschi. È davvero triste. Soprattutto perché si tratta di un consenso globale.
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