Previdenza sociale o assistenza sociale?

I media continuano a riportare con insistenza i piani del governo volti a posticipare il pensionamento, poiché il fondo previdenziale, l’INSS, è in deficit. O qualcosa del genere. Tuttavia, proprio come l’Agenzia delle Entrate non ha prestato attenzione alla fuga di capitali, dell’ordine di miliardi o trilioni di dollari, che sono confluiti in conti in Svizzera e in altri paradisi fiscali, lo stesso sta accadendo con la previdenza in Brasile. Proprio in questo momento.

I maggiori debitori dell’INSS sono la massa fallimentare della Viação Aérea Riograndense (Varig), il cui debito supera i 3 miliardi di real. È chiaro che tale importo non è sorto dall’oggi al domani. Del resto, questo debito, questa posizione debitoria della Varig nei confronti dell’INPS, e successivamente dell’INSS, ha avuto inizio quando la compagnia era ancora in attività. Ah, e il governo federale non se n’è accorto. Ma certo! In questi casi conviene fingere di non vedere. Immaginate quanti consiglieri comunali, sindaci, governatori, deputati e senatori abbiano viaggiato a spese di debiti e passività ignorati.

Al secondo posto, per debiti o passività nei confronti della previdenza, c’è la JBS, molto sotto i riflettori ultimamente. Sia perché il suo testimonial è un attore di fama di un’importante emittente televisiva, sia perché la crescita finanziaria di questa azienda di lavorazione della carne è strettamente legata alle notizie di cronaca nera. Il debito sfiora i 2 miliardi di real.

Il terzo maggiore debitore dell’INSS è la Viação Aérea de São Paulo – Vasp, con un totale di Cr$ 1.683.001.075,54, al momento in cui scrivo questo testo.

Naturalmente, in tutti e tre i casi i debiti, le questioni in sospeso e gli arretrati non sono sorti dall’oggi al domani. Non sono caduti dal cielo, come meteore o meteoriti. Non sono stati congelati come pezzi di carne da preparare o distribuire ai punti vendita. No. Il debito dell’INPS risale al periodo in cui Antônio Delfim Neto era ministro, negli anni ’70. Già all’epoca ci veniva segnalato che i pensionati correvano seri rischi di non ricevere la pensione, che il periodo di versamento sarebbe stato prolungato, perché non c’erano fondi sufficienti. E il governo faceva finta di non vedere i debiti delle aziende. Un vero e proprio «tu mi dai, io ti do»: le aziende non versavano i contributi, il governo non li incassava, entrambi ne traevano vantaggio. E la gente, che credeva che tutto andasse per il meglio, a proprio vantaggio, ancora oggi va in pensione e continua a lavorare, perché non può dipendere solo dalla pensione. Perché il valore del denaro sta crollando vertiginosamente.

È necessario effettuare una revisione contabile minuziosa presso gli enti governativi preposti alla riscossione. Che si tratti di imposte, contributi o tariffe, occorre fare un controllo approfondito dei conti. Non sarà una sorpresa per nessuno se la situazione dovesse ribaltarsi. A favore del popolo.